Dopo il co-working arriva il co-living

E la condivisione degli spazi diventa una realtà sempre più affermata.

Il trasferimento in una grande città, le difficoltà nell’acquisto di un immobile o gli elevati costi degli affitti, il primo lavoro a tempo pieno. Ed ecco che le possibilità di socializzazione diminuiscono drasticamente e il pericolo di serate solitarie sul divano in pieno stile Bridget Jones dietro l’angolo.

Ecco quindi che il co-living diventa l’alternativa possibile per molti giovani che si incamminano nel mondo del lavoro con uno spiccato desiderio di indipendenza. Un’abitazione 2.0, dietro la quale ci sono imprenditori che hanno individuate le difficoltà dei giovani nel lasciare l’abitazione dei genitori, creando una “casa di gruppo”.

Appartamenti moderni, essenziali ma in cui lo stile e la tecnologia ricoprono un ruolo fondamentale e la creatività si respira nell’aria. Con la possibilità di brevi soggiorni o di affitti annuali, diversi sono i servizi forniti.

Il primo esempio è inglese, con Old Oak a West London, con più di 500 mini appartamenti e una serie di spazi comuni come palestra, rooftop, libreria fino ad arrivare a uno spazio cinema o un “secret garden”.

Anche gli States, non potevano non cogliere questa sfida lanciando gli spazi di WeLive a Manhattan.

Chissà che anche qualche imprenditore italiano non colga presto questa possibilità….

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